Intervista esclusiva a Beth Harris “Lazygirl”: musica per sognare

Beth Harris, conosciuta come Lazygirl, è una cantautrice e produttrice britannica di diciotto anni.
La sua musica abbraccia generalmente i generi dream pop, bedroom pop, lo-fi hip-hop e R’n’B.
Beth vive a Northampton, capoluogo della contea inglese del Northamptonshire a circa 100 km da Londra.

Lazygirl ha iniziato il suo percorso da cantante/cantautrice collaborando con diversi musicisti incontrati sul sito web SoundCloud, concentrandosi principalmente sul suo stile vocale psichedelico e onirico.

Il suo EP di debutto “Juniper” è uscito lo scorso luglio e contiene collaborazioni con diversi artisti tra cui: Bejjroom, Aira e Doyouloveme.

La musica di Lazygirl mi è piaciuta davvero tanto, così ho deciso di farle qualche domanda per voi.

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A: Ciao Beth, piacere di incontrarti, come stai?
B: Il piacere é mio! Sono davvero onorata! Sto molto bene grazie, va tutto alla grande!
Mi sono diplomata da poco e a settembre andrò a studiare musica all’università di Liverpool. Diciamo che sono entusiasta di come procede la mia vita al momento.

A: Quando e perché hai iniziato a suonare?
B: Sin da piccina ho avuto una grande passione per la musica.
É stato mio padre a trasmettermela, anche lui chitarrista.
All’età di 5 anni mi regaló la mia prima chitarra – una Daisy Rock elettrica che somigliava molto ad un grosso fiore rosa – ma non avevo idea di come suonarla… alzavo il tremolo al massimo e strimpellavo corde a caso.
Sicuramente alle orecchie di tutti sarà sembrato un suono orribile, ma per quello che mi riguardava.. stavo facendo del vero punk-rock!

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(sopra, Beth, 11 anni, con la sua chitarra Daisy Rock)

A: Quali sono i tuoi ricordi musicali più cari?
B: A casa mia, ogni Natale tutta la famiglia si riunisce per fare il nostro annuale “sing-song”. Tamburi, maracas e xylofoni sono un must.
Non ci concentriamo molto sull’intonazione, ma è uno dei miei momenti preferiti dell’anno.

A: Qual/i è/sono stato/i il/i primo/i brano/i che hai imparato?
B: La prima canzone che ho imparato è stata “The First Cut is the Deepest”  di Sheryl Crow.
Mio papà mi insegnò tutti gli accordi base e poi mi lasciò da sola a casa, visto che doveva correre al lavoro. Ricordo di essermi esercitata a suonarla per tutto il giorno e ricordo anche di aver imparato da quel giorno a suonare il RE maggiore schiacciando i tasti in modo sbagliato..(tutt’ora lo suono così!!).

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(“Beth’s Cool chords “, scritta dal papà di Beth nel 2008)

A: Sei stata influenzata da vecchi dischi? Quali?
B: Assolutamente si! Quando ancora non avevamo la TV via cavo io e mia sorella guardavamo spesso un dvd con tutti i videoclip di David Bowie.
I miei preferiti erano “Ashes to ashes “, “Let’s dance” e “Blue jeans”.

Amavo anche “Revolver” dei The Beatles, “Hatful of Hollow” dei The Smiths e “Here comes your man ” dei Pixies.

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A: Come descriveresti la tua musica?
B: I termini “lo-fi” e “bedroom pop” sono stati coniati più o meno nell’ultimo anno e sono stati attribuiti più volte alla mia musica, ma onestamente, non sono d’accordo.

Il mio stile è tutto meno che questo.
Faccio la mia musica completamente da sola, a casa mia e per quanto io cerchi di renderla il più professionale possibile, mi piace l’idea che suoni “fatta in casa”.
Anche il termine “dream indie pop” non mi dispiace a dir la verità, soprattutto perché molte persone pensano che la mia musica e il mio timbro vocale dolce siano rilassanti.

A: Che cosa ti piace della musica?
B: Mi piace la libertà che emana.
Tutto può essere ricreato con la musica, letteralmente.
Tutti sulla Terra possono fare musica.
La musica è sempre esistita, è illimitata, specialmente ora che esiste internet.
È un mondo che cambia costantemente e ciò la rende sempre più interessante.

A: Quanto spesso e per quanto tempo ti eserciti a suonare?
B: Di solito mi esercito quando ho in mente una nuova idea per una canzone o prima di registrare, generalmente per poche ore al giorno.

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A: Solitamente sei nervosa prima di una performance?
B: Assolutamente Si, al 100%!
L’ansia non é di certo dalla mia parte.
A dirla tutta, non mi esibisco dal dicembre dello scorso anno, il che è piuttosto terrificante….sono spaventata a morte dal pubblico.
Sto davvero cercando di combattere questa mia paura e quando ci riesco, cerco di trovare occasioni per suonare.
Come sostiene mia sorella maggiore: “l’allenamento aiuta a migliorare”.

A: Sei un’artista davvero giovane, é difficile nel 2018 fare musica per una ragazza della tua età?
B: Si e no. Da una parte, con siti come SoundCloud e software musicali economicamente accessibili, è molto più semplice per i giovani musicisti cominciare e avere subito un gran supporto ovunque. Ma a parte ciò, penso che sarà sempre difficile per una giovane donna musicista e produttrice fare musica.

L’industria musicale è sempre stata fortemente caratterizzata da presenze maschili, di conseguenza le produttrici vengono spesso messe in dubbio.

La gente mi chiede ancora se dietro al mio lavoro c’è qualche produttore che scrive le canzoni per me!
Ecco perché credo veramente che il supporto del web sia fondamentale.
Sono stata fortunata abbastanza da prendere parte ad un gruppo chiamato “Production Princesses”, creato dalla cantante/produttrice Sophie Meiers: un luogo sicuro in cui giovani donne produttrici provenienti da tutto il mondo possono condividere le loro esperienze e i loro consigli.

Siamo tutte diventate grandi amiche e adoro vederle crescere come artiste, oltre Sophie, anche Clairo e Sara King fanno parte di questo gruppo, ragazze meravigliose e con la testa sulle spalle.

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A: Cosa ne pensi del ruolo di Internet nell’industria musicale?
B: Credo che sia fantastico e senza di esso io non sarei dove sono ora. Oggigiorno non c’è bisogno di un grande studio di registrazione, di un’etichetta o di altri supporti costosi per fare musica.
Le persone hanno sicuramente modo di risparmiare in questo modo, ma credo ci sia un lato oscuro: i giganti dello streaming come Spotify e Apple Music cercano di accaparrarsi i diritti d’autore sulle canzoni e questa cosa va a discapito soprattutto degli artisti meno affermati.
Anche la pubblicità spesso ha costi molto alti e non permette agli artisti minori di emergere.

A: Ci è piaciuto molto il tuo primo EP “Juniper”, puoi parlarcene meglio?
B: Certamente! “Juniper” parla molto dell’innocenza e dell’ingenuità, ad esempio la prima canzone sembra quasi che sia una bambina a cantarla e la seconda canzone è colma di analogie riguardanti un parco giochi per bambini e altri elementi come il provare ad ignorare e oltrepassare i propri sentimenti invece di affrontarli.
Sono veramente grata che dei miei amici molto talentuosi (Aira, Bejiroom e Brandon Eugene Smith) ne abbiamo fatto parte, proprio ora che le cose stanno cambiando molto rapidamente per me. Fare tutto ciò è stato come chiudere un capitolo della mia vita prima di aprirne un altro, completamente nuovo.

A: Quali sono i tuoi piani per il futuro?
B: Onestamente sto prendendo tutto come viene! Sto già lavorando su diverse canzoni che saranno dei singoli prima o poi e spero davvero di fare qualche concerto una volta a Liverpool, magari mettendo su una band. So di non essere la più grande artista là fuori, ma sono incredibilmente grata di ogni opportunità che mi capita a tiro e per ogni singolo ascolto che ricevono i miei pezzi.
Non vedo l’ora di vedere cosa il futuro mi proporrà.

A: Hai in programma di venire in Italia prima o poi?
B: Amo l’Italia, è fantastica! Mi piacerebbe venire qualche volta, se ci sarà modo.

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Intervista originale e revisione di Andrea Varlaro
Traduzione di Priscilla Petruccioli

ORIGINAL VERSION (ENG)

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