Intervista esclusiva a John Lagos “Brothertiger”: musica elettronica e natura

John Lagos inizia a registrare musica con lo pseudonimo di Brothertiger a Toledo, Ohio durante l’estate del 2009.
Influenzato profondamente dal sound elettronico di Brian Eno e degli M83, Brothertiger è stato senza dubbio una delle rivelazioni synth pop più brillanti di questi ultimi anni.

In questo periodo John è alle prese con la scrittura di nuovo materiale, che a suo dire vedrà la luce nel 2019.
Sono riuscito a ottenere questa intervista in un suo momento di pausa.

Buona lettura.

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A: Ciao John, piacere di conoscerti; come va?
J: Tutto bene, grazie! è un piacere conoscere virtualmente anche te!

A: Quando hai iniziato a suonare?
J: Ho iniziato a prendere lezioni di piano quando avevo circa 10 anni, poi intorno ai 13 sono passato alla chitarra.

A: Quali sono i tuoi ricordi più cari legati alla musica?
J: Penso che alcuni dei miei ricordi più belli risalgano a quando ho scoperto delle band attraverso la collezione di dischi dei miei genitori.
Tra i primi album che ho apprezzato c’erano le migliori hit dei Beatles e un box degli Steely Dan.
Ero già un ragazzino acculturato per ascoltare i Dan a nove anni. (risata ndr)

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Fotografia di Daniel Topete

A: Qual è stato il primo pezzo che hai imparato a suonare?
J: Per il piano, sono sicuro che fosse un pezzo introduttivo abbastanza semplice.
Per la chitarra, mio padre mi fece iniziare con gli accordi base per poi farmi passare ai riff principali di “Stairway to Heaven.”

A: Il tuo lavoro è stato influenzato da musicisti del passato?
J: Si, ero e sono ancora pesantemente influenzato da pezzi New Wave dei primi anni 80.
Amo particolarmente le canzoni dei Tears for Fears e quelle di Brian Eno.

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Fotografia di Daniel Topete

A: Come descriveresti la tua musica?
J: Ah, questa domanda è sempre tosta. La descriverei come una reinterpretazione più “naturale” della musica elettronica. Il mio obiettivo è fare musica che sia meno quantizzata possibile, e di renderla più semplice e “terrena” –  se questa espressione ha senso.

A: Che cosa ti piace della musica?
J: Mi piace che si trovi ovunque tu voglia che sia.
La musica come l’arte, non deve attenersi a delle categorie o prerequisiti, può avere molte facce.

A: Quanto spesso e per quanto tempo ti eserciti solitamente con la musica?
J: Non direi che normalmente “mi esercito” per qualcosa.
Solitamente faccio le prove solo prima di un live.
Suono il synth o pasticcio con il modular set-up per quasi un’ora ogni giorno giusto per farmi venire qualche idea.

A: Che consigli daresti ai musicisti che hanno appena iniziato a suonare e sono nervosi durante i live?
J: Finché hai presa sulla performance, puoi stare tranquillo.
Io in realtà apprezzo vedere artisti di musica elettronica commettere qualche errore durante il set.
Rende molto più umana la performance.

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Fotografia di Daniel Topete

A: Cosa ne pensi del ruolo di internet nell’industria musicale?
J: Internet ha degli aspetti positivi e altri negativi.
Da un lato è un mezzo grandioso per veicolare la tua musica e darne accesso a tutti. D’altro canto ha profondamente saturato l’industria e reso ancora più difficile per una band o per un artista agli inizi crearsi un varco tra la folla.
Purtroppo nella musica oggi la fortuna e chi conosci sono due fattori molto importanti per fare successo.

A: Quali sono i tuoi piani per il futuro?
J: Sto lavorando attualmente alla scrittura di nuovo materiale.
Spero di farlo uscire nella prima parte del 2019.
Vorrei anche fare un bel tour in quel periodo.

A: Hai intenzione di venire in Italia? Ti stiamo aspettando!
J: Mi piacerebbe ritornare! Ho fatto un tour europeo nel 2012, e ho suonato a Genova e Padova, mi è piaciuto molto.
Spero di replicare nel 2019.

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A: Grazie per il tuo tempo John, sei stato davvero gentile! 
J: Grazie a te, Andrea, per lo spazio che mi hai dato.

Intervista originale e revisione di Andrea Varlaro
Traduzione di Maria Francesca Ziti

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