Federica Brizi: una giovane designer di gioielli da tenere d’occhio

Riscoprire l’Italia a livello microscopico puntando la lente di ingrandimento sulle vocazioni imprenditoriali dei giovani creativi del settore manifatturiero: sorge spontaneo chiedersi chi siano oggi, nell’era del digitale, i futuri artigiani protagonisti del made-in-Italy.

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Federica Brizi (classe 97 nata a Roma), scoperta per puro caso su Instagram, ci racconta del suo percorso nel design di gioielli.
Evadendo dal ruolo di semplice consumatrice, Federica riesce ad elaborare la realtà decostruendola e ricomponendola nelle sue creazioni.

Siamo riusciti a fare quattro chiacchiere con questo giovane talento: buona lettura!

MF: Ciao Federica, come stai?
F: Ciao a voi! Sto molto bene, grazie. In questi giorni sto portando a termine la lavorazione di alcune idee nate durante l’estate.
Nello specifico si tratta di tre paia di orecchini, un bracciale su ordinazione e una serie di anelli sia da uomo che da donna.

MF: La freschezza dei vent’anni e la scelta di intraprendere un percorso lavorativo differente: quando e come è nato il tuo interesse nei confronti dell’oreficeria?
F: Ho frequentato il liceo classico e, una volta diplomata, alla fine dell’estate ho iniziato a scoprire questa mia passione.
Ho iniziato più che altro avvicinandomi al mondo del potere delle pietre e dei cristalli. Ho letto vari libri al riguardo, antichi e più recenti.
L’oreficeria nel suo insieme è venuta fuori di conseguenza, per poter sviluppare una dimora che offrisse ospitalità e spazio di aiuto reciproco alla pietra ed al suo indossatore.

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MF: Raccontaci della tua esperienza accademica nel mondo della manifattura soffermandoti sulla struttura delle lezioni e sulle conoscenze che hai acquisito finora.
F: Ho iniziato gli studi poco meno di due anni fa e tutt’ora frequento l’Accademia delle Arti Orafe di Roma.
Le lezioni sono seguite individualmente dagli insegnanti che girano per le aule, proponendoti ogni giorno nuove tecniche da apprendere.
Gli studi si dividono in corsi specifici.
Io fino ad ora ho frequentato quelli di oreficeria, modellazione in cera ed incassatura/incastonatura.
A breve inizierò design CAD 3D, gemmologia, disegno del gioiello e smalti a fuoco.

MF: L’oreficeria è un’equazione che coinvolge arte contemporanea e design d’avanguardia; hai artisti di riferimento da cui trai ispirazione?
F: Onestamente direi di no.
La mia ispirazione può derivare davvero da ogni cosa, pensiero ed esperienza.
Non posso descriverla come limitata al riferimento ad uno o due artisti in particolare.

MF: In un mondo digitale in cui non ci si sporca più le mani, l’artigianato ha recentemente attraversato un’involuzione, hai avuto remore prima di immergerti in questo campo occupazionale?
F: Mi trovo talmente bene in questo mondo che ho la sicurezza per poter affermare di aver fatto la scelta più giusta.
Non sento di aver preso una strada sbagliata che possa non portarmi a nulla.
Sono totalmente in sintonia con il corso che sta seguendo la mia carriera, da poco iniziata.

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MF: In una dimensione sociale in cui i giovani subiscono passivamente la competizione e la disoccupazione, cosa rappresenta per te realizzare prodotti reali e tangibili rinvigorendo quotidianamente la tua creatività?
F: La sensazione è indescrivibile.
Come per ogni aspetto della vita, il processo di creazione di un gioiello parte con l’entusiasmo di un’idea; deve poi sempre, matematicamente, imbattersi in una serie di stati d’animo volti ad abbattere la voglia di continuare, tipica situazione che sta a significare che la strada sulla quale ti trovi è quella giusta; una volta superati questi ostacoli, la ricompensa sarà la meravigliosa sensazione che accompagnerà la visione del prodotto finale, da te preso per mano e portato ad auto-evolversi.

MF: Qual è la ricerca creativa alla base dei materiali che utilizzi, in particolare verso che tipo ritieni di essere più propensa nelle tue creazioni?
F: I materiali che prediligo ed utilizzo principalmente sono l’argento, il bronzo e pietre di ogni tipo, taglio e dimensione, purché ovviamente naturali.

MF: Come ti immagini tra dieci anni: in una bottega, alle prese con una gestione freelance di una tua linea?
F: La speranza sarebbe proprio questa.
Per ora mi accontento, con grande gratitudine, del mio spazio sui social, seguito per ora da una cerchia modestamente ristretta di persone che pur non conoscendomi, si sentono di credere in me.

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MF: Manualità, ingegno e creatività sono indubbiamente qualità indispensabili in un artigiano; oggigiorno tuttavia il digitale costituisce un trampolino di lancio: su che piattaforme web è possibile trovare i tuoi gioielli e qual è il tuo sistema di marketing, vendita e lavorazione?
F: Principalmente su Instagram sotto il nome di @___thetis___.
Semplicemente, a fine lavorazione, mi diverto a scattare foto al gioiello e le espongo sul mio profilo per ricevere un riscontro e un’opinione dai miei seguaci, i quali possono contattarmi in privato per una chiacchierata e tutte le informazioni necessarie.

MF: La capacità di riparare, rigenerare, ricostruire è un’arte arcaica in contrapposizione con la corrente filosofia industriale dell’usa-e-getta; cosa provi emotivamente durante il compimento e poi di fronte alla concretizzazione finale della tua idea iniziale?
F: Penso spesso al futuro di ogni mia singola creazione.
Nel momento in cui un gioiello si separa da me, avrà lunghissima vita, oltre la mia, e la cosa mi meraviglia ogni volta che mi sorprendo a rifletterci su.
Ancor più di una cicatrice o di un tatuaggio, un gioiello una volta accompagnata una vita, ne accompagnerà una successiva, magari sotto forma di dono prezioso non più materialmente, ma simbolicamente.

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MF: Il lustro classico ha da sempre egemonizzato il campo ornamentale: un noto critico chiamato Roland Barthes ha affermato che il gioiello contemporaneo “non condivide più il potere dell’oro”; cosa pensi sia cambiato rispetto al comune uso del monile nel passato e che valenza ritieni abbia oggi per i consumatori?
F: Ad oggi, la maggior parte delle persone utilizza il gioiello con il solo scopo di vestirsi ed adornarsi, anche solamente per seguire una moda. In passato era ben diverso, c’era dietro qualcosa di molto più spirituale nella scelta. Basti pensare che Cagliostro, profondo conoscitore delle scienze occulte e dell’astrologia, oltre ad avere anelli diversi secondo i dodici segni, giungeva ad indossare una vera e propria costellazione di pietre, in quanto le cambiava a seconda dello spostarsi del sole, portando così l’anello del giorno, mese, segno e addirittura dell’ora designata del giorno e della notte. È un argomento che mi affascina moltissimo e spero che possa notarsi che dietro ai miei lavori non ci sia solo la pretesa di “andare di moda”.

Intervista originale di Maria Francesca Ziti
Revisione di Andrea Varlaro

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