Afropunk: il festival dell’orgoglio della diversità

Un incrocio voluttuoso di punk, cultura afroamericana e suoni travolgenti: l’afropunk festival è la celebrazione internazionale dell’orgoglio black; giunto quest’anno alla sua quattordicesima edizione riconferma con successo la sua potente alchimia di musica, libertà ed irriverente estetica.

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Se New York è stata la forza propulsiva di un fermento di tale portata, oggi la sua consacrazione viene ribadita anche in Europa in capitali come Parigi e Londra.
La manifestazione ha ospitato durante le sue 13 edizioni icone del calibro di Ice Cube, Lauryn Hill, Lenny Kravitz e Gary Clark Jr. con un’audience media di 90.000 partecipanti ogni anno.

BROOKLYN, PARIGI, LONDRA: AFROPUNK DÀ VOCE AD UNA NUOVA COMUNITÀ

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foto di Francesca Magnani

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foto di Francesca Magnani

Il termine Afropunk venne coniato nel 2003 dall’omonimo documentario diretto da James Spooner.

Spooner in collaborazione con il manager musicale Matthew Morgan, decise di organizzare per la prima volta il suo Afropunk Festival a Brooklyn con una line up di band punk hardcore locali.

Man mano che il festival cresceva, raggiungendo un pubblico sempre più ampio e variegato, la presenza della cultura punk iniziò ad attenuarsi in favore di spettacoli neo-soul, pop e hip-hop.

Oltre alla promozione della musica punk l’intento originale della manifestazione era quello di coinvolgere la comunità afroamericana facendone emergere l’identità attraverso l’arte; per questo motivo le prime tre edizioni dell’evento furono completamente gratuite.

Alla fine della terza edizione del festival, parte dell’organizzione decise di introdurre un biglietto di ingresso a pagamento.

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James Spooner, il fondatore di Afropunk Festival

Nel 2008, in seguito a questi cambiamenti radicali, James Spooner prese la decisione di porre fine al suo coinvolgimento nel progetto.

«Volevo creare una scena in cui potevo essere me stesso.
Proprio come la scena Punk in cui sono cresciuto»
– Spooner in un’intervista a The Fader.

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Nel 2009, la veterana dell’industria musicale Jocelyn Cooper (Universal Music Group), prese il posto di Spooner, affiacando Morgan nella direzione del festival.
Grazie al lavoro instancabile della Cooper, Afropunk riuscì in breve tempo ad ottenere le sponsorizzazioni di aziende commerciali gigantesche quali MillerCoors, Toyota, Nike e Pantene.

Oggi Afropunk è diventato un evento da decine di migliaia di persone, un brand gettonato e un’organizzazione culturale solida che si esprime sia dal punto di vista artistico che politico.

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Cosa rappresenta Afropunk nel 2018?
Un luogo in cui qualsiasi individuo scopre che la sua diversità, ampiamente condivisa da una comunità che si fa a sua volta modello di stile e libertà, con la consapevolezza che nessuno è poi così solo.

“Afropunk è un luogo sicuro, uno spazio vuoto per impazzire, per costruire una nuova realtà, per vivere la tua vita come meglio credi, dando un senso al mondo intorno a te.”
afropunk.com

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Andrea Varlaro e Maria Francesca Ziti

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