Intervista esclusiva a Josh Hwang “Castlebeat”: il garage delle meraviglie

Ultimamente Bandcamp è una vera e propria miniera d’oro.
Il  servizio musicale che permette agli artisti indipendenti di promuovere e distribuire la propria musica online mi ha fatto scoprire qualche settimana fa un giovanissimo musicista che merita senza ombra di dubbio di essere ascoltato.

Josh Hwang, conosciuto come “Castlebeat” ha ventiquattro anni, è originario della California, vive a Brooklyn e ha da poco lanciato la sua etichetta indipendente: la Spirit Goth Records.

Josh è un compositore molto attivo, in pochi anni ha prodotto con maestria numerosi album ricchi di brani tecnicamente validissimi.
L’aspetto divertente di tutta questa storia è che Josh ha scritto e registrato tutti i pezzi della sua discografia nel garage della sua casa in California, spendendo praticamente 0.

La musica di “Castlebeat” evoca una spensieratezza d’altri tempi caratterizzata da una calda atmosfera dai toni vintage, frutto di suoni ricercati e melodie che richiamano immagini estive e ricordi lontani.

Di seguito trovate la mia breve intervista a Josh! Buona lettura.

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A: Ciao Josh, piacere di conoscerti! Come stai?
J: Piacere di conoscerti Andrea, tutto procede per il meglio!

A: Quando e perché hai iniziato a fare musica ?
J: Ho iniziato a fare musica al liceo intorno ai 15 o 16 anni.
Fondamentalmente mi piaceva suonare la chitarra, poi alla fine delle scuole superiori ho iniziato ad interessarmi con attenzione alla composizione dei testi e alla registrazione dei brani.

A: Quando hai iniziato a lavorare al tuo progetto “Castlebeat”?
J: Credo di aver iniziato a lavorarci verso la fine del 2015 realizzando qualche “demo” e postandolo su soundcloud.

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A: In che modo la musica influenza quotidianamente la tua vita?
J: Ogni volta che sento della musica in un negozio o in un ristorante mi focalizzo sull’ascolto per imparare cose nuove e migliorare le mie abilità di scrittura.

A: Quali artisti ti hanno ispirato nell’evoluzione del tuo percorso musicale?
J: Da piccolo ascoltavo molto i grandi classici della musica come i Pink Floyd, i The Doors e gli Oasis; poi durante gli anni del liceo ho scoperto il lo-fi approfondendo il post-punk e la musica new wave.

A: Come descriveresti la tua musica?
J: Probabilmente definire la mia musica “sad pop music”.

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A: Hai pubblicato il tuo primo demo nel 2015, cosa è cambiato nella tua musica in questi anni?
J: Penso che la mia capacità di scrittura sia migliorata decisamente con il tempo ed ora riesco a farmi ispirare da più idee contemporaneamente mentre compongo un pezzo.
Completare un brano oggi mi richiede più tempo.
Grazie all’esperienza che ho acquisito in questi anni riesco a dedicare molto più tempo alle melodie e all’evoluzione strutturale delle mie canzoni.

A: Mi è piaciuto molto il tuo ultimo album “VHS”. Com’è stato lavorarci?
J: Mi sono divertito veramente tanto a realizzarlo: alcune delle canzoni le avevo già in stand-by e riprenderle in mano è stata una bella sensazione.
Volevo creare un album con la base strutturata sulle sonorità lo-fi prima di dedicarmi esclusivamente al synth e al miglioramento delle mie abilità di registrazione.

A: Qual è il pezzo di cui sei più orgoglioso?
J: Questa domanda è veramente dura, credo sia ‘Face on the Wall’.

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A: Gestisci la tua etichetta “Spirit Goth Records”. Puoi dirci di più al riguardo?
J: Si, ho iniziato questo progetto al college circa due anni fa: all’epoca mi piaceva realizzare musicassette fatte a mano.
Oggi il progetto ha raggiunto un livello superiore: incidiamo e pubblichiamo vinili, la nostra ultima pubblicazione è stata l’album ‘Angel Youth’ di Vansire.

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A: Cosa pensi del ruolo di internet nell’industria musicale?
J: Giorno dopo giorno diventa sempre più semplice produrre e pubblicare musica in maniera indipendente.
Questo  fenomeno secondo me ha anche un lato negativo: in questo modo la musica diventa progressivamente più “approssimativa” visto che tutti possono produrre e pubblicare i propri brani online senza troppi filtri.
Con il tempo Spotify sta diventando Soundcloud!

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A: Stiamo assistendo ad una “età d’oro” della musica lo-fi/dream pop.
Che cosa ne pensi di questo fenomeno?
J: Penso che la ragione di questo successo sia che il lo-fi in qualche modo riesca ad apparire un genere musicale “intimo” in cui gli ascoltatori sanno che quello che stanno ascoltando proviene, senza intermediari, direttamente dall’artista.

A: Quali sono i tuoi piani per il futuro?
J: Spero di produrre canzoni migliori e iniziare a fare live.

A: Che band contemporanee/musicisti consiglieresti da ascoltare
J: In questo periodo sto ascoltando John Maus.

A: Hai intenzione di venire in Italia? Ti stiamo aspettando!
J: Vorrei veramente venire in Italia anche solo per visitarla in veste di turista!

A: Grazie Josh, è stato un piacere scambiare quattro chiacchiere con te!
J: Grazie a voi, ci vediamo presto!

Intervista originale e revisione di Andrea Varlaro
Traduzione di Maria Francesca Ziti

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