Intervista esclusiva a Maria Barucco “MARU”: accettarsi e lasciarsi accettare

Maru, nome d’arte di Maria Barucco, è nata a Siracusa e ha studiato liuteria a Cremona.
È cresciuta in mezzo alla musica sin da picola, scrive canzoni dal 2012 ed è finalmente pronta a presentare il suo nuovo disco, “Zero Glitter”, in uscita il 23 novembre per Bravo Dischi.
Il nuovo album di Maru è un disco fresco e vivace, che cerca di esplorare con i suoi brani aspetti personali della vita di tutti i giorni, con semplicità e sincerità.
Gli arrangiamenti curati da Fabio Grande (Colombre, Joe Victor), rendono “Zero Glitter” un disco maturo e ben articolato, che siamo sicuri riuscirà a catturare l’attenzione del pubblico indie-pop più raffinato.

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“A volte, per essere felici o almeno provare a esserlo, basta togliersi un po’ di polverosi strati di inutili fronzoli , maschere e lustrini e mostrarsi semplicemente per quello che si è.”

A: Ciao Maria, come stai?
Questo sembra essere davvero un ottimo periodo per te, non credi?
M: Ciao Andrea. Hai ragione, è proprio un bel periodo e io sono molto carica.

A: Ho letto che hai studiato liuteria a Cremona, puoi raccontarci meglio di questa esperienza?
M: La liuteria ha fatto parte della mia vita per un po’, è vero.
E’ un mestiere stupendo e ci vogliono molta passione e molti sacrifici per praticarlo. Ammiro molto chi ha continuato questo percorso con determinazione.
In quel periodo per me è scattata una scintilla diversa: la scrittura.

A: Ti hanno definita “fiabesca e lieve ma al tempo stesso forte e determinata”.
Ascoltando il tuo disco in anteprima ho avuto esattamente la stessa impressione.
Tu come definiresti la tua musica?
M: Sono passati diversi anni da quando ho cominciato a scrivere, anni in cui sono cresciuta e cambiata.
Non rinnego il passato, ma guardando indietro mi rendo conto del punto in cui sono arrivata e faccio fatica a riconoscere la Maru del primo disco e dei primi concerti.
In Zero Glitter sento una grande maturità, specialmente sonora e questo è certamente merito del produttore, Fabio.

A: Parliamo del tuo nuovo album: “Zero Glitter”.
Com’è stato lavorare agli arrangiamenti con Fabio Grande?
M: Fabio è una persona meravigliosa con una testa incredibile e una cultura impressionante. Ho imparato tanto da lui, sia dal punto di vista musicale che umano. Abbiamo trascorso una decina di giorni in studio ad ascoltare i provini (che erano solo ukulele o chitarra e voce), ideare, registrare e ascoltare fino alla nausea il risultato. Sentendo alcuni pezzi, alla fine, mi tremavano davvero le ginocchia.
Ci siamo accorti dell’ottimo risultato e, insieme, abbiamo deciso che il disco si sarebbe
chiamato “Zero Glitter”.

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A: La cura utilizzata nella composizione dei brani presenti nel tuo disco crea un legame armonioso con l’ascoltatore che riesce a immedesimarsi con facilità nei tuoi racconti di vita, quasi come fosse una esperienza “onirica”.
Che cosa rappresenta per MARU questo nuovo prodotto discografico?
M: E’ un bello step per la crescita di questo progetto.
So che, con questo disco, sarò in grado di farmi sentire e apprezzare nel mondo dell’Indie italiano.
Credo molto in questo disco e sono felice che ci credano anche i ragazzi di Bravo Dischi, i miei amici, la mia famiglia.

A: Hai avuto la possibilità di dividere il palco con artisti del calibro di Motta, Canova, Colapesce, Ex-Otago e tanti altri. Che cosa ti hanno lasciato queste esperienze?
M: Anche queste sono state esperienze di crescita, bellissime esperienze.
Per la prima volta sono stata in grado di sperimentare uno spettacolo su un pubblico non mio, in alcuni casi un grande, enorme pubblico.
Temevo di non essere in grado di gestirlo, invece è andata davvero alla grande.
E superare le mie aspettative su me stessa è sempre una gran soddisfazione.

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A: Il tuo disco parla di te e di diversi momenti della tua esperienza emotiva.
È stato semplice raccontarti in questo album?
M: E’ stato naturale.
Scrivo di donne perché me ne innamoro, scrivo di accettare se’ stessi perché è un lavoro che ho dovuto fare in prima persona, scrivo di cocktail che non ho amato e di case in cui sono cresciuta.
E’ stato semplice perché, inizialmente, queste canzoni erano scritte per me, non erano pensate per uscire da una stanza.
Ed è più difficile mentire a noi stessi rispetto al dirsi la verità.

A: Quali sono stati gli artisti che più hanno influenzato il tuo percorso musicale?
M: Sono cresciuta suonando i Blink, gli Offspring, Yellowcard ed essenzialmente punk-rock o pop-punk che dir si voglia.
Sul cantautorato italiano sono arrivata solo di recente: ho preso in prestito alcuni dischi da mio padre, ascoltato ed elaborato  autori come Conte, De Gregori, Dalla e mi piacerebbe trovare la giusta via per una scrittura di spessore come ritengo sia la loro.

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A: Cosa stai ascoltando in questo periodo?
M: In questo periodo vado matta per gli Strokes, The Vaccines, Phoenix, MGMT ma anche tutto ciò che “emerge” dalla superficie della musica italiana e questo spesso mi permette di scoprire delle perle che meriterebbero di emergere ancora di più.

A: Che Italia discografica ti trovi davanti? Che futuro vedi per la musica?
M: Mi è parso di capire che sia un mondo particolarmente complesso, quello della musica in generale in Italia ma soprattutto quello dell’Indie.
E’ un mondo che ammiro e che ho bramato per tanto tempo, ma ha un pubblico che va conquistato lentamente.
Sono molto fiduciosa sul fatto che i dischi che vale la pena ascoltare verranno ascoltati. Per quanto riguarda il mio progetto, ho sentito il bisogno di fare uscire questo disco e sento il bisogno di continuare a scrivere e sono già orgogliosa del punto in cui sono arrivata.
Ma ammetto di essere anche molto determinata e, nel mondo della discografia italiana, credo sia assolutamente necessario esserlo.

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A: C’è un messaggio di cui vuoi essere portatrice con la tua musica?
M: La musica è cultura e non può permettersi di essere apolitica.
Il messaggio che mi porto dietro da tutta la vita è: sii orgoglioso di te stesso, smetti di nascondere ciò che sei.
Avrai sentito che scrivo di relazioni con ragazze.
Ne ho scritto liberamente e in modo del tutto naturale perché fa parte della mia vita vera.
Mi piacerebbe trasmettere la stessa naturalezza e quindi tolleranza in chi mi ascolta, specialmente in un periodo politico così delicato.

A: Grazie per la chiacchierata Maria. 
M: Grazie a te, Andrea. A presto.

Intervista di Andrea Varlaro

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