Federico Barrazzo: la forza delle sensazioni

Federico Barrazzo è un giovane designer nato a Roma nel 1992.
Dopo gli studi in Fashion Styling presso l’Istituto Europeo di Design di Roma, decide di ampliare il proprio universo creativo dando vita ad un progetto personale di più complessa visione.

Nel 2015, parallelamente all’esperienza di Stylist, lancia ufficialmente il brand The B., sintesi di una osservazione estetica eterogenea, votata alla reinterpretazione delle coordinate stilistiche del vestire contemporaneo.

A: Ciao Federico, come stai? Prima di tutto raccontaci di te.
Come e quando hai capito che la tua strada era la moda?
F: Ho cominciato a lavorare alle mie collezioni più per passione e piacere che per altro. Riscontrare sempre più successo tra le persone che mi seguivano mi ha fatto davvero aprire gli occhi e rendermi conto che era proprio quella la mia strada.

A: Che percorso di studi hai affrontato per diventare stilista?
F: La mia formazione è un po’ atipica, è quella del fashion stylist.
Ho studiato allo IED e parallelamente però portavo avanti il mio percorso come fashion designer.
Ho imparato le basi della modelleria, del taglio e della confezione come autodidatta, seguendo gli insegnamenti di mia nonna materna senza la quale probabilmente il mio percorso avrebbe preso una linea diversa.
Devo a lei gran parte di quello che sono riuscito a raggiungere ad oggi.

A: Come definiresti il tuo stile utilizzando tre aggettivi?
F: Sartoriale, contemporaneo e fortemente portabile.

A: Nel 2015 hai fondato il tuo brand, The B.
Cosa significa per un giovane stilista emergente concepire un brand partendo da zero? Quali sono stati i tuoi primi passi?
F: È assolutamente emozionante iniziare a vedere che quello che prima era solo una passione inizia a prendere forma e nome.
Ho deciso di aprire uno studio a Roma dove poter creare in tutta autonomia e incontrare clienti per mostrare le mie creazioni e lavorare con loro sul su misura.
Insieme a mia sorella abbiamo messo insieme le forze, diventando un’impresa familiare e abbiamo aperto un punto vendita a Roma, in zona Prati.
Lei segue tutta la parte amministrativa e commerciale, mentre io il processo creativo nel suo complesso.
Le realtà del su misura e su ordine sono ancora ad oggi presenti nonostante abbiamo deciso di affidare la confezione e produzione a sartorie e laboratori che vengono seguiti da me costantemente in ogni passaggio, dal taglio alla confezione.

A: La stilista inglese Bella Freud una volta dichiarò per un’intervista su Vogue: “la moda è molto di più che semplici vestiti”.
Cosa rappresenta per te la moda e che ruolo ha nella tua vita di tutti i giorni?
F: Rappresenta espressione artistica e permette di sensibilizzare le persone a saper apprezzare la creatività.
Per questo è sempre stato importante per me, per noi, seguire personalmente ogni cliente o “spettatore” spiegando ogni idea che c’è dietro alla creazione di una collezione, le scelte tecniche di lavorazione o la ricerca sui materiali.

MF: A quale artista ti senti più vicino per ciò che attualmente stai cercando di esprimere?
F: È molto difficile rispondere a questa domanda.
Sono molti gli artisti di cui mi nutro artisticamente e che mi emozionano.
Nell’ultimo periodo continuo ad ammirare e seguire il lavoro di Anohni, artista transgender nota soprattutto per essere la voce del gruppo Antony and the Johnsons.

MF: Quale credi sia stata la tua sfida maggiore sinora?
F: Il raggiungimento di un equilibrio per quanto riguarda il supporto di sartorie che potessero soddisfare le esigenze del Brand e allinearsi con la mia visione artistica.
Tra le esperienze invece probabilmente la sfida maggiore credo sia stata la partecipazione alla Kazakhstan Fashion Week con la collezione Spring Summer 2018.
È stata un’esperienza straordinaria che ci ha permesso di rappresentare il nostro paese e confrontarci con una cultura davvero affascinante.

MF: Nel tuo stile domina uno spiccato senso estetico che si riflette principalmente nel mondo femminile, in un contesto in cui spesso viene sdoganato il neutral-fashion e il no-gender: in un futuro collocheresti stilisticamente l’uomo nel tuo brand in una maniera più consistente di una capsule collection?
F: In questa ultima collezione ho deciso di sospendere le collezioni uomo e di continuare a lavorarci solo come special items fuori collezione.
Sentivo la necessità di concentrarmi e dare più spazio al lavoro che faccio sulla donna. Ma l’uomo è per me un importante canale espressivo dal punto di vista creativo.
Per questo motivo non escludo affatto la possibilità un domani di dare vita ad una vera e propria collezione uomo, oltre a quella destinata alla donna.

MF: A tuo parere qual è il momento più critico nel processo creativo dietro la concretizzazione di un concetto e più in generale di una collezione?
F: La ricerca dei tessuti. E’ fondamentale poter capire il materiale di cui si ha bisogno per poter esprimere al meglio un concept o semplicemente a livello tecnico raggiungere una determinata vestibilità, volume o morbidezza.

MF: Le tue collezioni si rivolgono ad una cultrice della qualità e del dettaglio che apprezza linee pulite ed un’allure vintage; in che modo il designer oggi può andare incontro alle esigenze di una vita sempre più frenetica senza rinunciare a una qualità artistica e sartoriale?
F: Non è stato semplice per me riuscire a trovare il giusto punto di mezzo tra queste due realtà, sono sincero.
Mi è servito molto osservare le abitudini stilistiche e di lifestyle delle persone a cui volevo fare riferimento, ascoltare le mie clienti.
Ne deriva il lavoro che oggi riesco a sviluppare nelle mie collezioni.

Federico_Barrazzo

Intervista di Andrea Varlaro e Maria Francesca Ziti

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