AltaRoma 2019: la fashion week della capitale

L’abbiamo attesa tanto e così come è arrivata, è anche già finita: sto parlando di AltaRoma, l’evento più in voga tra giovani creativi e fashion victims di Roma e dintorni.

Si è tenuta dal 24 al 27 gennaio e la prima grande novità che ci ha portato è stata un cambio di location: ci siamo dimenticati in fretta del tradizionale Guido Reni District, a cui saremo sempre un po’ affezionati, e ci siamo innamorati in fretta del PratiBus District, in Viale Angelico n°52.

Si tratta di un ex deposito Atac che ha subito un restyling urban, affinché possa ospitare manifestazioni culturali.

Ambiente giovane, suddiviso in due sale adibite alle sfilate, un angolo impiegato come Showcase per potenziali buyer, due aree ristoro, di cui una in un grande spazio esterno.

Si sono alternati sulle passerelle giovani brand, la maggior parte provenienti da Milano, ma anche designer internazionali e le accademie romane di moda.

Ovviamente noi di Limonata Magazine ci siamo stati e vi racconteremo il tutto dal nostro punto di vista.

Varcata la soglia del PratiBus District, mi sono diretta verso il backstage di ASCIARI Milano.

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ASCIARI
è un brand nato nel 2016, il cui nome proviene dal siciliano arcaico e significa “ritrovarsi, ricercare, creare un incontro”: sposa alla perfezione il concept creativo, manifestandosi attraverso la linea pulita ed essenziale dei capi, la scelta di materiali ricercati e la particolare attenzione riservata ai dettagli.

Obiettivo principale di ASCIARI è proporre una realtà rispettosa dei rapporti umani e dell’impatto ambientale: tutto ciò è facilmente rintracciabile in “ANTARTICA”, la collezione fall/winter 2019/20, con tema l’Antartide.

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Protagonisti di questa collezione, non soltanto i colori e la luce dei grandi ghiacciai, ma anche la denuncia sociale nei confronti delle irresponsabili azioni umane sulla natura; per questo, sono stati scelti materiali e tessuti ecosostenibili come lane green in blend con la canapa, richiamando alla memoria la finitura grezza degli abiti dei primi esploratori dell’Antartide, all’inizio del ‘900.
ASCIARI, inoltre, introduce un nuovo “tessuto” di piuma naturale brevettato, chiamato Thindown, usato per dare volume e isolamento termico.

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La collezione è completata da pizzi in lana, cashmere double lavorati con un effetto finto infeltrito e annessi accessori: ogni singola cosa indossata dalle modelle, è frutto della manifattura siciliana che persegue l’eccellenza sartoriale.

Notevole anche la scelta delle indossatrici stesse: non è passata inosservata la bellezza angelica della giovanissima Martina Kenéz, ungherese, classe 2003.

Vera punta di diamante di questa edizione di AltaRoma, un duo tutto pepe: le gemelle Boyko, apparse pochi giorni fa anche sul sito di Vogue Italia.

Richiestissime, sono state protagoniste indiscusse della maggior parte delle sfilate: direttamente dalla Russia, non ancora ventenni, hanno conquistato tutti con un effetto scenico strabiliante.
Protagoniste della dualità, evidenziata da outfit a specchio, differenziati soltanto dai colori posti a contrasto, così come ha fatto  LEO STUDIO DESIGN, marchio di origine pugliese, nato nel 2015, esordendo con una collezione di calzature e pelletteria, esponente orgoglioso dell’artigianato “Made in Italy”.

Il direttore creativo, Leonardo Macina, ha dedicato la sua collezione autunno/inverno 2019/20, intitolata Comics Invaders, ai fumetti e al mondo folle della pop art, inneggiando a mostri sacri dell’arte contemporanea come Warhol e Lichtenstein.

I colori adoperati sono girly sweet: rosa bubblegum, azzurro zucchero filato, giallo banana, rosso corallo e verde british.

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La maglieria di LSD si afferma intorno a temi in jacquard bianco e nero con macro comics, che ritroviamo stampati ovunque, collocati su camicie e minidress.
Grafiche optical invece per quanto riguarda i mini bomber e le mini gonne in lana bouclé.

Per tutti gli amanti delle scarpe, c’è da uscire fuori di testa: slipper in pelo fluffy e stivaletti, sia in lana che in pelle, con risvolti in pelo.

Insomma, ammirando questa sfilata si percepisce indubbiamente il profumo di Covent Garden, negli anni della Swinging London.

L’aroma ribelle di Londra l’ho ritrovato anche su un’altra pedana: quella dell’Accademia Koefia, dove, 33 outfit, disegnati e cuciti dagli studenti stessi, mi hanno trascinata a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.

I modelli hanno sfilato sulle note di “Foxey Lady” di Jimi Hendrix, e non mi sarei meravigliata se tra di loro ci fosse stata una giovanissima Yoko Ono.

La collezione, chiamata come l’omonima canzone dei Beatles “GET BACK”, è stata improntata su linee essenziali, arricchite da ruches, volant e fiocchi, caratterizzandosi per la scelta delle tonalità cromatiche, che vanno da nuances come il guscio d’uovo, per raggiungere colori shocking come il rosso fluo.

C’è un continuo richiamo al passato, introducendo classici come cappotti, gonne lunghe, camicie e tute da lavoro, resi attuali con tagli che aumentano la vestibilità e adoperando tessuti tecnici.

È impossibile negare che la beat generation sia alla base dell’ispirazione di queste creazioni, supportate dalle collaborazioni con Riina Õun, creatrice di guanti e docente presso la Central Saint Martins School di Londra, che si è appunto occupata di curare la realizzazione dei guanti presenti nella collezione, e con Tonino Codispoti, importante artigiano romano che da sempre si è occupato della realizzazione dei costumi per film importanti e, che, in questo caso ha selezionato alcune montature d’occhiali, in grado di rievocare gli anni ’70, ma che sembrano esser state fatte su misura per i capi prodotti dagli studenti Koefia.

Un esordio di successo per questi giovani designer in erba.

Sicuramente in questi ragazzi ci si sarà rivista anche Simona Marziali, ex studentessa Koefia, fondatrice e direttrice creativa del brand MRZ, fondato nel 2012.

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Parola chiave della sua collezione è SELF-EXPRESSION, ovvero, libertà di definire ed esprimere il proprio stile.

Marziali si ispira a delineare una donna nomade, vestita di strati, in cui la silhouette viene ampliata e ridefinita, alterando le tradizionali regole sartoriali e accostando lo sportswear al tailoring elegante.

Importante highlight dello stile di Marziali è la maglieria che, in un mondo lussuoso, assume l’aspetto di comuni cartoni d’imballaggio.

La stilista ci tiene a proporre uno stile in grado di sedurre e, contemporaneamente, proteggere, destinato a tutte quelle donne, l’una diversa dall’altra, creative, fragili e forti allo stesso tempo, dotate di una femminilità dolce ed assertiva.

Da lasciare impressionati anche il talento e la creatività di Federico Cina e Angelia Ami, due giovanissimi designer italiani.

Federico Cina, che prende il nome dal suo stesso fondatore, nasce nel 2016, con sede a Sarsina, sua città natale.

Ancora studente, ha attirato attenzione su di sé con le proprie creazioni già durante i fashion show Polimoda a Firenze, venendo menzionato da giornalisti e riviste di moda che l’hanno presentato come una giovane promessa.

Ad AltaRoma ha proposto una collezione dal nome “Romagna Mia”, raccontando una storia d’amore tra due giovani, che ripercorre la stessa dei suoi genitori, oltre che alle sue origini. Dunque, questa collezione, oltre che essere caratterizzata dalla componente autobiografica, è anche un tributo alla propria terra e alle proprie esperienze di vita, che hanno contribuito a far diventare Cina chi è oggi.

Capi di spicco, sono stati i tailleur e i cappotti, ovviamente rivisitati in chiave moderna, e decorati con dei drappeggi.

La palette è molto varia: alterna dal bianco al nero, passando per tinte molto calde come l’arancio e il rosso, senza dimenticare il marrone, colore della terra e l’azzurro chiaro. Presenti anche le stampe: il tartan e le spighe, simbolo dei campi romagnoli.

Con Angelia Ami cambiamo completamente scenografia: abbandoniamo la nostra amatissima Italia e ci catapultiamo a New York.

“90 Riverside Drive” è la quinta collezione ideata da Angelia Ami, all’anagrafe Angelia Corno. Venticinquenne, di Monza.
Fonda la sua attività nel 2016, che prende il suo stesso nome: “Ami” è il secondo nome della stilista, che in giapponese significa “la bellezza esiste”.

Con le creazioni di questa linea, Angelia ha voluto mostrare a tutti l’evoluzione internazionale subita dal proprio brand: Manhattan racconta il carattere della donna Angelia Ami. Indipendente, libera dai limiti, capace ad esprimere la propria identità mantenendosi classica ma innovativa.

Questa F/W 2019/20 si ispira alle icone di stile dell’élite newyorkese, quali Carolyn Kennedy-Bassette, Louise Melhado e Marella Agnelli; i capispalla diventano oversize e si sposano alla perfezione con pantaloni classici con pence, le camicie assumono tagli maschili ma riconquistano la propria femminilità attraverso stampe animalier in trasparenza e perle dalle forme irregolari.
Vengono fatte varie proposte, tutte eterogenee, concernendo sia tessuti, che colori e tagli. Nella palette adottata, assistiamo ad un grande ritorno, quello del lilla, accompagnato dai toni del grigio, marrone, beige, bianco e verde.

E dopo la moda occidentale, siamo stati trasportati anche nel lontano Oriente: The Italian-Lebanese Cultural Institute, per il secondo anno, ha selezionato alcuni designer che hanno sfilato sulla passerella di AltaRoma.

Per l’Italia, ha sfilato Daniela Danesi, stilista napoletana, che ha incentrato la sua collezione “Elegance in bloom” sulla moda femminile, partendo dagli Anni ’50 per giungere fino agli Anni ’60.
Danesi ha ispirato i suoi abiti anche alla mode del Re Sole, per poi passare nei dettagli tipici dell’abbigliamento femminile giapponese.

Successivamente hanno sfilato Kartikeya, giovane stilista di New Delhi che ha presentato la sua collezione Spring/Summer 2019, intitolata “Heroine of the Opera”, dedicando così un’ode alla Musa, Juliet. Attraverso i suoi abiti, racconta la storia della stessa Juliet, che viene interrotta dal romanticismo gotico dei motivi che riprendono l’architettura barocca.

Infine, a rappresentanza del Kuwait, i designer Tahani Al-Otaibi e Thaher Baqer.

Tahani Al-Otaibi è una stilista specializzata nella creazione di soprabiti chiamati “abayas”, dai quali prende nome anche la sua collezione “Abayas Sunset”, contenente 15 capi di colore nero, ispirati al tramonto del sole, ed impreziositi da ricami, pietre e fili di Swarovski dai toni che vanno dall’arancione al bordeaux, passando per il rosso scarlatto.

A differenza della sua connazionale, Thaher Bager ha presentato ad AltaRoma la sua “Private Collection” composta da 15 abiti sontuosi e luminosi, ispirati ai cristalli e all’atmosfera degli Anni ’20, il cui obiettivo principale è quello di evidenziare le linee rivelatrici della bellezza di ogni donna.

Insomma, per me AltaRoma è stato una full immersion in culture diverse, ma soprattutto storie.
Perché la moda non è semplicemente un qualcosa di effimero, un vezzo superficiale, è soprattutto questo: un modo non convenzionale di raccontare.

Dietro ognuna di quelle persone che hanno indossato quegli abiti, c’è un background.
Lo stesso background nascosto dietro il lavoro di mani esperte, le mani di tutti i protagonisti invisibili di questo mondo, che ritroveremo di sicuro nell’edizione di questa estate, STAY TUNED!

Articolo di Valentina Galante Giuliani
Fotografie di Andrea Varlaro

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