Ludwig Völker “Dwig”: viaggio nella foresta elettronica

La musica elettronica possiede una storia fatta di visionari e di solitari che spesso vengono considerati dagli altri musicisti dei freak, degli eccentrici e poco più.

All’interno di questa comunità eterogenea di isolati innovatori ci sono delle personalità particolarmente interessanti che sono destinate nel tempo a diventare delle leggende.

Nato nella profonda e vasta foresta della Turingia, nel cuore della Germania, Ludwig Völker, in arte DWIG, è stato uno dei primi artisti ad entrare a far parte del celebre collettivo di musica elettronica Giegling, fondato a Berlino nel 2009 da due dj: Dustin e Konstantin.

Non è facile trovare online informazioni dettagliate sull’enigmatico Völker, di lui non si sa molto e la sua musica è circondata da una impenetrabile e affascinante coltre di mistero.

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Il suo live set combina una deep house profonda e contemplativa, melodie raffinate e suggestive con una spiccata attitudine per i ritmi jazz / hip-hop degli anni ’90.

Dwig è l’acronimo di “Die Wiese Im Garten”, “il prato in giardino”, un’immagine pittoresca che evoca armonia e tranquillità, due elementi caratteristici dei suoni presenti nelle sue numerose produzioni musicali.

Lo stile di DWIG affonda le sue radici nella musica deep house e in quella techno, con una attenzione particolare alle sonorità sperimentali e per l’utilizzo e il campionamento di strumenti tradizionali come i pianoforti, le chitarre armoniche e i sassofoni.

La sua discografia si compone di tre album principali (LP): Forget The Pink Elephant (2013), From Here To There (2015) e What’s Paradise ‎(2017) e di diversi singoli tra cui il memorabile Orange Evening (2014) che su YouTube ha totalizzato più di sei milioni di riproduzioni.

Inutile dire che i suoi dischi in vinile sono una sorta di Santo Graal per gli appassionati di musica deep.

DWIG e i membri del collettivo Giegling vantano una instancabile attività live che portano avanti da più di dieci anni, con un calendario ricco di spettacoli in numerose città d’Europa e del Mondo.

Per concludere, una curiosità: nonostante questa in cui siamo abituati a vivere sia l’era dei social media e dell’apparenza, l’artista tedesco ha scelto di vivere la sua carriera da musicista nell’anonimato, circondato da una solitudine creativa che impreziosisce le sue produzioni, rendendole semplicemente eccezionali.
www.giegling.net

Articolo di Andrea Varlaro

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